• Nunzianna Di Tursi

Assistenti Sociali si interrogano - parte 2

Intervista del giornalista e assistente sociale Ugo Albano alla collega assistente sociale e euro-progettista Nunzianna Di Tursi. Discussioni sul Servizio Sociale Professionale in mood freelancer: prospettive future.


... Quanto è risultata interessante la prima parte dell'intervista "Assistenti Sociali si raccontano" a cura del dott. Albano ? In questa seconda parte, gli argomenti maggiormente affrontati riguarderanno i concetti di co-programmazione e progettazione partecipata, secondo la vision di un social worker freelance. Vediamoli insieme.


DOMANDA: La libera professione, nel nostro caso, si cala in un contesto culturale in cui questo professionista è sempre stato pubblico. A maggior ragione in Basilicata, dove già il pubblico fatica a garantire presidi minimi di diritto ed in cui la popolazione fa fatica a “mettere mano al portafoglio” se il territorio, nel bene o nel male (spesso male) una qualche risposta la dà. Parafrasando la frase di Gesù Cristo agli apostoli: “la gente chi dice che io sia”?

RISPOSTA: Le domande che spesso la gente mi rivolge sono: “L’ assistente sociale può lavorare in libera professione? Che scoperta! Ma hai uno studio tutto tuo? Ma l’assistente sociale non è chi porta via i bambini alle famiglie? Non è quindi chi si occupa del reddito di cittadinanza? Allora cosa può fare di preciso? Ma in che senso l’assistente sociale si occupa di politiche sociali e progettazioni per l’inclusione sociale?”. Sorrido e rispondo attentamente ad ogni singola domanda.

Le persone hanno bisogno di informazioni chiare e soprattutto devono comprendere il senso ed il valore dei Servizi Sociali.


Credo fermamente nel ruolo politico dell’assistente sociale e mi ritengo strenua sostenitrice della dichiarazione di Tremezzo: "L'assistente sociale è l'artefice della grande opera di risanamento sociale del Paese".

Perseguire questo obiettivo resta ogni giorno una scalata impervia, specie quando si parte da un paesino del sud Italia, nei panni di libero professionista e donna imprenditrice. A ragione di questa mia convinzione “in direzione ostinata e contraria”, potrebbero esistere difficoltà o incombenze economiche che possano trattenermi? Ed allora, il messaggio ai giovani colleghi che vogliano sperimentarsi nella dimensione libero professionale:


Siate Social Worker. Siate motivati.

DOMANDA: Colpisce molto la notizia recente in base alla quale dalla Basilicata siano arrivate pochissime richieste di accesso ai fondi previsti dal PNRR. Nel mondo giornalistico questa è una notizia: possibile che proprio la Lucania, che avrebbe bisogno di una grande iniezione di risorse per rafforzare i servizi alla cittadinanza, non prenda al volo questa occasione? Non è che, nel Servizio Sociale lucano, oltre agli specialisti del prodotto, mancano gli specialisti del sistema? Vale a dire chi sappia progettare servizi secondo i metodi dell’Unione Europea? Se così è, potrebbe essere questo un campo di libera professione, vale a dire come consulenti degli Enti Pubblici?

RISPOSTA: Che la Basilicata non prenda al volo le occasioni, non è una novità ... e credo che ormai sia ben chiaro anche fuori dai confini regionali. Eppure la terra lucana propone spesso contenuti creativi che dimostrano un desiderio di trasformazione, ma non riesce mai a raggiungere una sincera rivoluzione culturale: è proprio questa speranza di cambiamento che mi dà la forza di continuare a lavorare qui.

Ma torniamo a noi: io sono convinta che in questo scenario post-pandemico, l’impegno dei liberi professionisti sia una delle poche certezze su cui le Regioni possono contare.


Le esperienze registrate nel centro-nord in tema di utilizzo di finanziamenti diretti ed indiretti, dimostrano che l’attuazione delle misure del PNRR sono tanto più efficaci quanto più le libere professioni sono coinvolte nelle fasi di progettazione e di attuazione delle singole misure (sia a livello regionale, che provinciale e comunale).

In Basilicata non siamo tantissimi ad occuparci di progettazione sociale. In quanto ad europrogettisti-assistenti sociali ... credo di essere la prima. Esiste però qualche valida organizzazione che si occupa di euro-progettazione ad ampio raggio. Che dire? Se le Istituzioni lucane sapranno co-progettare e co-programmare interventi con i soggetti organizzati esistenti e gli esperti autonomi dei vari settori (o si faranno affiancare da questi per combinare risorse e strumenti e superare le difficoltà), certamente anche la mia Regione saprà raggiungere risultati soddisfacenti. Molte competenze si possono trovare tra le figure assunte all’interno degli ETS, ma tante altre le si possono intercettare tra i pochi liberi professionisti che esercitano davvero privatamente (e non come “ibridi dipendenti pubblici a partita iva”. Ma questo è un’altro argomento che non vorrei affrontare, perché non rende merito a chi investe nella libera professione perché motivato). Solo quando le organizzazioni del Terzo Settore e le Istituzioni impareranno congiuntamente a far tesoro delle competenze locali e riusciranno ad integrarle attraverso le specificità che le contraddistinguono, anche la Basilicata riuscirà ad aggiudicarsi il suo dignitoso posto all'interno di una programmazione seria e lungimirante, frutto di un’abilità tecnico-professionale e di un’anima politico-amministrativa votata al sociale.


DOMANDA: Sorge il dubbio in base al quale la programmazione, che è atto pubblico, veda l’assenza proprio del pubblico. E’ un fatto di natura e di significato: L’Ente pubblico, quindi l’ente in quanto tale, viene dal latino Ens, che significa “che c’è, che esiste”. Ens non significa “che fa”. Sembra un gioco di parole: chi è e non fa è normale stile da parte di chi non si pone alcun problema: infatti se a chiedere o meno un finanziamento lo stipendio (fisso) non cambia, chi ce lo fa fare? Non è che la programmazione, invece di essere un atto (dell’Ente) pubblico deve cominciare ad essere un atto del territorio? Parlo del terzo settore, delle cooperative e delle Fondazioni: non potrebbero essere loro i motori della progettazione? Anche solo per partecipare ad un bando, non è lì che possono trovare lavoro colleghi libero-professionisti? O aspettiamo che siano altri (sociologi, psicologi, economisti)?

RISPOSTA:


E’ il concetto di “progettazione sociale partecipata” che il Terzo Settore deve interiorizzare. Da questo modo di ragionare e praticare la partecipazione attiva, ne deriverebbe anche una nuova e giusta modalità di intendere le politiche sociali.

Ad esempio, quanti soggetti sociali delle piccole o medie dimensioni territoriali conoscono ed adoperano il “Patto Territoriale” come strumento di azione e programmazione? Pochissime. Lo scoglio a mio parere rimane sempre quello della indisponibilità ad approcciare e lavorare (in ottica di co-progettazione e co-programmazione) rispettando una visione competente e responsabile della valutazione dell’impatto sociale degli interventi/decisioni che gli attori pubblici e privati vogliono mettere in campo.

Mi rendo conto che, molte volte, il mio modo di intendere la progettazione afferisce ad una dimensione valoriale che cerca di promuovere e garantire i diritti sociali e, per questo, si allontana molto dal comune sentire.


Ma sono anche convinta che questo campo di studio e pratica debba essere appannaggio quasi esclusivo del Servizio Sociale Professionale, in quanto gli assistenti sociali specialisti sono sentinelle del territorio: portatori esperti di bisogni ed emergenze e propulsori tecnici di alternative e cambiamento.

Se le progettazioni sociali stabiliscono traguardi, è bene che noi professionisti ci impegniamo a far comprendere a comunità, personalità politiche e privato sociale che i risultati saranno certamente migliori se le analisi e gli obiettivi saranno studiati da “esperti del mestiere”: le prospettive e le possibilità per i social workers sarebbero innumerevoli e sicuramente più soddisfacenti, in quanto riuscirebbero a far valere il principio tanto agognato di “democrazia partecipativa”.

DOMANDA: Speriamo: a vedere le due parole “democrazia e “partecipazione” mi rendo conto che la strada nel nostro Paese è davvero lunga. E’ da poco più di un cinquantennio che siamo una giovane democrazia, al di là del fatto istituzionale la cultura democratica è ancora molto debole: basta vedere i dibattiti in televisione. Su questa si innestano i processi partecipativi, che ancor più affondano le loro radici nel passato: se lo Stato è qualcosa da cui difendersi o, al contrario, una diligenza da prendere d’assalto per i finanziamenti, la strada partecipativa è davvero un fatto da realizzare ancora, concretamente, con fiducia e speranza. Ma siamo fiduciosi, se non per gli altri, per noi stessi. Cos'ha in cantiere Nunzianna Di Tursi per il prossimo futuro? Resterà in terra lucana o seguirà il flusso di tanti giovani ?

RISPOSTA: Siamo fiduciosi. Speriamo ed agiamo!

Quest’ultima è una bella domanda. Sul finire della mia laurea magistrale i miei genitori erano soliti ripetere: “Voi giovani che avete tanto studiato, dovreste tornare qui e cambiare le cose. Dovreste portare le vostre competenze e le vostre idee ed impegnarvi a divenire la nuova classe dirigente. Costruite delle realtà moderne e migliori”. Comprendendo il peso dell’enorme sfida che due ingenui sognatori mi invitavano a compiere nella vita di tutti i giorni, tornavo in terra di Lucania. Da questo piccolo mondo, lavorando in diversi settori dei servizi sociali, ho avuto la possibilità di guardare le situazioni da sempre nuove angolazioni e ho maturato la convinzione che “ri-modulare” deve essere un imperativo che deve accompagnarci sempre.

Ho sposato un uomo della Marina Militare e liberamente ho scelto di dover abbandonare periodicamente la mia terra per non scomporre la mia famiglia. Questi allontanamenti non mi rattristano mai perché, continuando ad intrattenere relazioni con la Basilicata, in ogni mio “viaggio” ho sempre la possibilità di apprendere cose “nuove da portare in patria”.

La mia speranza è che i messaggi vengano recepiti con liberalità: se non dovesse accadere, avrò perlomeno fatto tesoro di una massima di Oprah Winfrey che adoro e che dice


"La mia filosofia è che non solo tu sei responsabile della tua vita, ma il fare del tuo meglio in questo momento ti pone al posto migliore per il momento successivo".

Termina così questo prezioso contributo "in pillole". Con l'auspicio di aver stuzzicato una riflessione alternativa ed innovativa sulla attività intrinseca del Servizio Sociale Professionale, continueremo a lavorare e ad impegnarci affinché il lavoro di Progettazione Sociale trovi il giusto riconoscimento professionale ed il giusto inquadramento normativo.


... Stay tuned anc think as a Social Worker


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