• Nunzianna Di Tursi

Oceani e vita sul pianeta. Quale può essere il contributo del Servizio Sociale Professionale ?

"L'oceano ci connette, ci sostiene e ci sopporta tutti, ma ora si trova davanti a un bivio. Dobbiamo lavorare insieme per creare un nuovo equilibrio con l'oceano che non impoverisca la sua ricchezza, ma che al contrario ne ripristini la vivacità e gli dia nuova vita". (unworldoceansday.org)

Il mare d’estate (ma anche di inverno) ci ricarica: dal blu delle acque spumeggianti traiamo ispirazione e brio, dagli scogli impariamo la tenacia, dalla sabbia comprendiamo il concetto di resilienza, dalla brezza rubiamo ossigeno per i nostri pensieri.

Quante esperienze importeremmo sulla zattera del nostro tempo, se solo riuscissimo ad osservare l’elemento da cui lo sviluppo delle civiltà prende le sue mosse?


Come sappiamo, le più fiorenti economie mondiali sono nate in prossimità di mari o grandi fiumi, poiché questi favorivano gli scambi commerciali con gli altri popoli. Allo stesso modo, in futuro, l’uomo dovrà rivolgersi nuovamente all'oceano per sopravvivere: dovrà imparare a sfruttarne le ricchezze alimentari e minerarie e dovrà attingere all'enorme riserva d’acqua senza tuttavia danneggiarla. L’uomo dovrà quindi dimostrare di avere una conoscenza sempre più accurata della morfologia e della vita degli abitanti del mare.

L’oceano ha avuto nei secoli anche un’enorme importanza nelle fasi di sviluppo e nel percorso di diffusione delle civiltà, anche a causa della sua influenza decisiva sul clima ed escursioni termiche dei diversi territori geografici: sintetizzando estremamente, potremmo dire che ha assunto il ruolo di mezzo di avvicinamento tra popoli completamente differenti.


L’uomo, in quanto organismo terrestre, a causa della sua visione etnocentrica, è portato a considerare la superficie dei continenti come elementi che contraddistinguono il nostro Pianeta. Ma come è noto, se guardiamo un’immagine del globo vista dallo spazio, ciò che colpisce non è tanto l’estensione dei continenti; quanto quella delle acque.


Se anziché chiamarlo Terra, avessimo pensato di battezzare il nostro globo col nome di Oceano?

Nel 2008 le Nazioni Unite hanno riconosciuto la Giornata Mondiale dell'Oceano, che cade l'8 giugno, per sensibilizzare l'opinione pubblica sul ruolo essenziale che gli oceani svolgono per la vita sul pianeta.

È per questo motivo che al punto 14 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs), definiti e riportati nell’Agenda 2030, leggiamo:


Goal 14: Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.

14.1 Entro il 2025, prevenire e ridurre in modo significativo l'inquinamento marino di tutti i tipi, in particolare quello proveniente dalle attività terrestri, compresi i rifiuti marini e l'inquinamento delle acque da parte dei nutrienti

14.2 Entro il 2020 gestire e proteggere in modo sostenibile gli ecosistemi marini e costieri per evitare impatti negativi significativi, anche rafforzando la loro capacità di recupero e agendo per il loro ripristino, al fine di ottenere oceani sani e produttivi

14.3 Ridurre al minimo e affrontare gli effetti dell'acidificazione degli oceani anche attraverso una maggiore cooperazione scientifica a tutti i livelli

14.4 Entro il 2020, regolare efficacemente la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, la pesca illegale, quella non dichiarata e non regolamentata e alle pratiche di pesca distruttive, e mettere in atto i piani di gestione su base scientifica, al fine di ricostituire gli stock ittici nel più breve tempo possibile, almeno a livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile come determinato dalle loro caratteristiche biologiche

14.5 Entro il 2020, proteggere almeno il 10 per cento delle zone costiere e marine, coerenti con il diritto nazionale e internazionale e sulla base delle migliori informazioni scientifiche disponibili

14.6 Entro il 2020, vietare quelle forme di sovvenzioni alla pesca che contribuiscono all'eccesso di capacità e alla pesca eccessiva, eliminare i sussidi che contribuiscono alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e astenersi dall'introdurre nuove sovvenzioni di questo tipo, riconoscendo che un trattamento speciale e differenziato adeguato ed efficace per i paesi in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati dovrebbe essere parte integrante del negoziato sui sussidi alla pesca dell’Organizzazione Mondiale del Commercio

14.7 Entro il 2030, aumentare i benefici economici derivanti dall'uso sostenibile delle risorse marine per i piccoli Stati insulari e i paesi meno sviluppati, anche mediante la gestione sostenibile della pesca, dell'acquacoltura e del turismo

14.a Aumentare le conoscenze scientifiche, sviluppare la capacità di ricerca e di trasferimento di tecnologia marina, tenendo conto dei criteri e delle linee guida della Commissione Oceanografica Intergovernativa sul trasferimento di tecnologia marina, al fine di migliorare la salute degli oceani e migliorare il contributo della biodiversità marina per lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo, in particolare i piccoli Stati insulari in via di sviluppo e i paesi meno sviluppati

14.b Assicurare ai piccoli pescatori artigianali l’accesso alle risorse e ai mercati marini

14.c Migliorare la conservazione e l'uso sostenibile degli oceani e delle loro risorse tramite l’applicazione del diritto internazionale, che si riflette nell'UNCLOS, che fornisce il quadro giuridico per l'utilizzo e la conservazione sostenibile degli oceani e delle loro risorse, come ricordato al punto 158 de “Il futuro che vogliamo”.


Non meno importante è il Goal 6, che ci riguarda anche più da vicino, se pensiamo che ben presto l’uomo dovrà desalinizzare l’acqua degli Oceani per i suoi scopi potabili, irrigui ed industriali.

Vediamo quali questioni affronta il tema “Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie”.


“6.1 Entro il 2030, conseguire l'accesso universale ed equo all'acqua potabile sicura e alla portata di tutti

6.2 Entro il 2030, raggiungere un adeguato ed equo accesso ai servizi igienico-sanitari e di igiene per tutti ed eliminare la defecazione all'aperto, con particolare attenzione ai bisogni delle donne e delle ragazze e di coloro che si trovano in situazioni vulnerabili

6.3 Entro il 2030, migliorare la qualità dell'acqua riducendo l'inquinamento, eliminando le pratiche di scarico non controllato e riducendo al minimo il rilascio di sostanze chimiche e materiali pericolosi, dimezzare la percentuale di acque reflue non trattate e aumentare sostanzialmente il riciclaggio e il riutilizzo sicuro a livello globale

6.4 Entro il 2030, aumentare sostanzialmente l'efficienza idrica da utilizzare in tutti i settori e assicurare prelievi e fornitura di acqua dolce per affrontare la scarsità d'acqua e ridurre in modo sostanziale il numero delle persone che soffrono di scarsità d'acqua

6.5 Entro il 2030, attuare la gestione integrata delle risorse idriche a tutti i livelli, anche attraverso la cooperazione transfrontaliera a seconda dei casi

6.6 Entro il 2020, proteggere e ripristinare gli ecosistemi legati all'acqua, tra cui montagne, foreste, zone umide, fiumi, falde acquifere e laghi

6.a Entro il 2030, ampliare la cooperazione internazionale e la creazione di capacità di supporto a sostegno dei paesi in via di sviluppo in materia di acqua e servizi igienico-sanitari legati, tra cui i sistemi di raccolta dell'acqua, la desalinizzazione, l'efficienza idrica, il trattamento delle acque reflue, le tecnologie per il riciclo e il riutilizzo

6.b Sostenere e rafforzare la partecipazione delle comunità locali nel miglioramento della gestione idrica e fognaria”.


Vogliamo considerarli diritti fondamentali dell’umanità? Non sono, forse, i Goal prima detti, livelli essenziali di benessere e qualità di vita dignitosa per ogni individuo e per ogni comunità del Pianeta?

Qual è a questo punto la sfida del Servizio Sociale, che addirittura, all’art. 13 del Codice Deontologico introduce ed accosta i concetti di sostenibilità ecologica e di sostenibilità sociale?

Marco Giordano a tal proposito scrive: “L’idea di fondo è quella di uno sviluppo integrale e della stretta connessione tra il benessere dell’umanità e quello del pianeta che essa abita. Questa sottolineatura si inserisce in una più ampia evoluzione culturale che raccoglie spinte importanti che vanno dai Fridays for Future promossi dalla giovanissima Greta Thunberg, all’Enciclica 'Laudato Sii' di Papa Francesco. Nel magistero di quest’ultimo, in particolare, assistiamo alla forte connessione del tema dell’inquinamento con quello del degrado sociale. Il Nuovo Codice, affidandoci i compiti di “promozione ecologica” sopra descritti, ci invita ad aver ben chiare le fatiche che essi comportano. Ci chiede infatti di essere «consapevoli delle difficoltà nel rapporto tra l’essere umano e l’ambiente». Occorre aver comprendere che non basta contribuire alla diffusione di una generica sensibilità ambientale, ma che occorre mettere mano ai sistemi di produzione e di consumo e ai connessi meccanismi economici”.


Abbiamo affrontato questo argomento, in linea generale, in un nostro precedente articolo, ma riteniamo che alcuni obiettivi dell’Agenda 2030 meritino ulteriori approfondimenti inquadrati secondo una lettura ed una interpretazione basate sulle direttrici scientifiche che muovono il Servizio Sociale Professionale.


Non volendo apparire protervi, come categoria professionale rivendichiamo un maggiore coinvolgimento presso i tavoli istituzionali e di indirizzo: attribuito (pacificamente ?) il ruolo politico all'assistente sociale, non resta che comprendere come lo stesso professionista riuscirebbe a fungere da “vaso comunicante” tra le direttive istituzionali e le esigenze dei gruppi sociali/comunità presso le quali è chiamato a svolgere quotidianamente la sua attività professionale.

Come infatti scrive Lenarduzzi: “Il servizio sociale propone professionisti competenti ed esperti della globalità, che hanno, per natura specifica, le capacità di far collegamenti e connessioni tra i vari aspetti di un problema”. Il Servizio Sociale si caratterizza per: territorialità (in quanto è un punto di riferimento per i bisogni di tutta la popolazione residente sul territorio); attenzione alla ricerca sui bisogni, all’organizzazione di servizi e al coordinamento delle risorse (per una migliore qualità della vita della comunità); plurifunzionalità (poiché prevede uno svolgimento contemporaneo di più funzioni tra cui la conoscenza dei bisogni e delle risorse della comunità, l’elaborazione di progetti, l’organizzazione e gestione di servizi, l’animazione e coordinamento di risorse comunitarie).


Ed allora, se come specificato da Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, “La nuova agenda è una promessa dei leader alle genti di tutto il mondo. È una agenda per le genti, per porre fine alla povertà in tutte le sue forme – una agenda per il pianeta nostra casa comune”, noi ci auguriamo che non venga disatteso nemmeno uno dei punti prefissati nei Goals.


Intanto, ognuno di noi continui (o cominci!) a comportarsi responsabilmente questa estate, cosicché rinfrescandosi e divertendosi nelle acque salate del mare scelto per la propria vacanza, non dimentichi che l’Oceano ed ogni sua goccia di acqua è Vita per ogni Creatura del Pianeta.
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